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La Riserva Naturale di Pian di Gembro

Intervista alla dott.ssa Ileana Negri, gestore di un’oasi naturale a pochi passi da Aprica



La natura è l’indiscussa protagonista in Valtellina con la presenza del Parco Nazionale dello Stelvio, del Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi e di sette riserve naturali, tra cui il Pian di Gembro. Quest’ultimo, situato nel comune di Villa di Tirano ma di fatto a pochi minuti da Aprica, è un’area di grande interesse naturalistico e con un curioso “doppio” passato. Ne abbiamo parlato con Ileana Negri, originaria di Aprica, laureata in scienze biologiche e gestore dell'aula didattica della riserva di Pian di Gembro.

Dott.ssa Negri, come nasce il Pian di Gembro e per quale motivo è stato dichiarato riserva naturale?
Il Pian di Gembro è un’antica torbiera di media quota, ovvero una zona paludosa creatasi a seguito dello scioglimento dei ghiacci nel corso dell’ultima glaciazione, avvenuta circa 12.000 anni fa. Questo fenomeno portò anzitutto la formazione di un enorme lago che per le sue caratteristiche, ovvero l’essere molto freddo e poco ossigenato, ha dato origine a questa torbiera. Oggi l’antico lago glaciale è intuibile in uno specifico punto del Pian di Gembro, definito l’occhio della torbiera. Tutto il resto dell’altopiano è costituito da torba, ossia uno substrato di detriti organici prevalentemente vegetali e da cui origina il carbone fossile prima e il petrolio poi.. L’importanza di Pian di Gembro che ne ha determinato lo status di riserva naturale sta nel fatto che, in un’area limitata come questa, si trova un’enorme varietà di specie animali (anfibi soprattutto) e vegetali.

Quali sono le specie animali e vegetali che caratterizzano il Pian di Gembro?
Dal punto di vista botanico ci sono interessanti esempi di piante carnivore: drosera (due specie: Drosera rotundifolia, Drosera anglica e un ibrido Drosera obovata), utricularia (Utricularia minor e Utricularia australis) e pinguicola (Pinguicola vulgaris). Ci sono poi numerose specie di anfibi, in particolare il Tritone crestato (Triturus carnifex) che sono minacciati dall’inquinamento ma che in Pian di Gembro trovano invece condizioni ottimali e vivono serenamente.

Nell’arco alpino ci sono altre aree con caratteristiche simili al Pian di Gembro o quest’ultimo rappresenta un’”eccezione”?
Ci sono altri casi, basti pensare al Paluaccio di Oga, in Alta Valtellina, che è molto simile per caratteristiche e quota. Pian di Gembro, però, vanta una superficie molto più ampia, estendendosi per circa 3 km in lunghezza, particolarità che la differenzia rispetto ad altre zone di torbiera simili.

L’area è strutturata per visite da parte di famiglie e/o escursionisti? Ci sono attività didattiche?
Pian di Gembro si estende per circa 3 km, è sostanzialmente pianeggiante, con un dislivello massimo di 50 metri e numerose aree picnic… insomma un vero e proprio angolo di paradiso, in primis per le famiglie.
Nell’area si trova anche un’aula didattica, normalmente aperta in estate (tutti i giorni a luglio e in agosto) all’interno della quale abbiamo creato dei terracquari dove ricostruiamo l’ambiente esterno sia con piante che con animali. Un piccolo museo per tutti! Durante la bella stagione organizziamo anche visite guidate e, grazie alla presenza di passerelle, è possibile avvicinarsi il più possibile all’area paludosa.

Al di fuori dell’aula didattica si trova un tratto di binario… per quale motivo?
Questa testimonianza riguarda l’attività estrattiva di panetti di torba che ha caratterizzato Pian di Gembro dalla seconda metà del 1800 al 1960 circa e che veniva svolta prevalentemente in estate. Il tratto di binario serviva proprio per portare la torba ad asciugare verso i prati più solivi. Da lì, una volta asciutti, si portavano i panetti verso il laghetto panoramico e con una teleferica si trasportavano fino a Tresenda dove venivano caricati sul treno direzione Milano. La torba era infatti molto richiesta perché era un combustibile a basso costo. Nel 1950, con il boom del petrolio, la torba non ebbe più commercio. Motivo per cui l’attività estrattiva è andata a concludersi.
Una precisazione sul laghetto panoramico molto apprezzato dagli escursionisti: molti non sanno che in realtà si tratta di un lago artificiale creato proprio dalle due ditte che svolgevano attività di estrazione!

Pian di Gembro può essere paragonata in un certo senso al villaggio di Crespi d’Adda, in provincia di Bergamo e patrimonio UNESCO??
Con le dovute proporzioni in parte sì… da giugno a settembre, infatti, la presenza dei lavoratori per estrarre la torba andava a creare una sorta di vero e proprio villaggio operaio, tanto che oggi, seppur sconsacrata e di proprietà privata, è ancora visibile la chiesa di San Fortunato che era appunto il luogo di culto per i lavoratori.

Quali sono le prospettive future per quest’area considerando gli effetti del cambiamento climatico in atto? Ce ne sono già stati?
Premessa doverosa: tutte le torbiere, in quanto tali e indipendentemente dal cambiamento climatico, sono destinate a una chiusura naturale perché diventano brughiere prima e bosco poi. Ovviamente si tratta di un processo che richiede generalmente molti decenni.

Premesso ciò, la riserva, nonostante sia palustre, subisce in estate un forte calo idrico dovuto da un lato all’innalzamento delle temperature e alle scarse precipitazioni e dall’altro dalla presenza di numerose seconde case, popolate di norma tra giugno e settembre, e che di conseguenza “stressano” maggiormente la falda acquifera. Ci tengo tuttavia a sottolineare che i proprietari delle seconde case hanno a cuore la riserva e grazie anche al loro occhio di riguardo siamo riusciti ad intraprendere nuovi progetti con la Comunità Montana Valtellina di Tirano per tutelare e valorizzare il più possibile Pian di Gembro.

Quali progetti per esempio?
È stato deciso di installare una stazione di controllo sia del livello acqua che del meteo per controllare le variazioni stagionali e annuali e inoltre sono state create delle aree in cui ci sono delle strutture dove è possibile far fuoriuscire meno acqua… La Comunità Montana Valtellina di Tirano da qualche anno ha iniziato inoltre a sistemare il percorso storico militare che porta al Monte della Croce e lungo il quale si vedono grotte scolpite nella roccia, piazzole di tiro, muretti a secco e anche le tecniche con le quali i soldati hanno scavato per poter portare il materiale, le armi pesanti, etc…

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